Anche l’invalidità riconosciuta in maniera definitiva può essere ridotta, con conseguenze negative sulle prestazioni economiche collegate.
I soggetti che hanno ottenuto il riconoscimento dell’incapacità lavorativa assoluta e permanente e che si trovano in una situazione di disagio economico hanno diritto alla pensione di invalidità. In particolare, possono ottenere la prestazione le persone affette da menomazione fisica o psichica dalla quale deriva l’incapacità lavorativa non inferiore a un terzo.
Questa condizione va appositamente accertata, tramite visita medica condotta dalla Commissione ASL. Al termine della verifica sanitaria, al richiedente viene attribuita una specifica percentuale di invalidità, secondo i seguenti parametri:
Nei casi in cui la Commissione medica riconosce la riduzione permanente della capacità lavorativa, l’invalidità civile è considerata “definitiva” e, dunque, non sarà necessario sottoporsi a visite di revisione. Ci sono delle ipotesi, tuttavia, in cui l’INPS può disporre degli accertamenti straordinari che, se non superati, determinano la revoca dell’invalidità e della relativa pensione. Quando sussiste tale pericolo?
L’INPS ha l’obbligo di verificare periodicamente se tutte le condizioni che hanno reso possibile il riconoscimento della pensione di invalidità persistono. Nulla esclude, infatti, che grazie alle scoperte scientifiche possa essere introdotta una cura che migliora le condizioni dell’invalido.
Se l’Istituto di Previdenza ritiene che ci sia stato un effettivo miglioramento, è legittimano a ridurre o revocare l’invalidità, anche se inizialmente ritenuta “definitiva”. Occhio, quindi, se si riceve comunicazione per la convocazione a visita di revisione, perché l’assenza ingiustificata comporta la sospensione delle prestazioni economiche e degli eventuali vantaggi aggiuntivi.
La Legge di Bilancio 2025 e il Decreto sulla disabilità hanno modificato il procedimento per la revisione dell’invalidità civile, per renderlo più veloce e semplice. Fino al 31 dicembre 2025, le revisioni delle pensioni già riconosciute ai malati oncologici vengono effettuate unicamente sugli atti, nel caso in cui la certificazione sanitaria allegata sia sufficiente.
All’invalido viene mandato un avviso, contenente l’invito a inviare, entro 40 giorni, la documentazione medica necessaria per l’accertamento sugli atti. La Commissione dovrà valutarla e, solo se l’interessato lo richiede, fissare l’eventuale visita diretta.
Se non viene inoltrata alcuna documentazione sanitaria o non viene espressa la volontà di sottoporsi a visita diretta, la Commissione medica può definire la situazione sugli atti già in suo possesso, qualora vengano ritenuti sufficienti. In questo caso, però, le possibilità di una revoca o una riduzione della percentuale di invalidità saranno maggiori.
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