Ormai da diversi anni, la scelta di seguire, nel nostro Paese, la linea condivisa da altre nazioni europee, in materia di rigida restrizione dell’uso dei contanti, ha cominciato concretamente a dividere il pensiero dell’opinione pubblica in Italia.
Anche di fronte al crescente utilizzo della moneta elettronica (dovuto alle carte prepagate e e alle nuove tipologie di bonifici bancari), sono iniziate a sorgere alcune preoccupazioni intorno all’uso degli ATM.
Questo nome identifica sia l’atto di prelevare fondi dagli sportelli automatici, sia il sistema di pagamento nel suo insieme quando avviene tramite una carta. Nel nostro Paese, tradizionalmente associato al contante, si sta diffondendo il ruolo degli ATM, anche se il numero delle filiali si riduce (nell’ultimo anno e mezzo sono scomparsi circa 2.500 ATM).
La motivazione è principalmente legata alla tendenza generale che gli istituti di credito non possono più tenere aperte succursali a causa di costi elevati.
D’altra parte, gli utenti stanno diventando sempre più autonomi nella gestione dei propri risparmi, soprattutto vista la possibilità di sfruttare l’home banking, ovvero il controllo tramite smartphone o computer di casa.
Quindi l’uso del contante è sempre più limitato, soprattutto per importi medi e grandi. Così come sembriamo destinati a dire addio agli sportelli bancomat.
L’attuale limite di prelievo/deposito/prelievo contante è stato fissato a 2.000 euro per il 2022, anche se solo teoricamente questo sarà dimezzato dal prossimo anno.
Tra i quesiti più legittimi da porci, c’è sicuramente quello relativo alle possibili sanzioni in cui si rischia di incorrere se superiamo il suddetto prelievo contante di 2mila euro. A parte che abbiamo un limite giornaliero dai bancomat, e questo lo sappiamo, di fatto non esiste una normativa che ci vieta di prelevare 10mila euro dal nostro conto, entrando nella nostra filiale. Ma dobbiamo stare attenti, perché in ogni caso si tratta di operazioni che hanno tracciabilità.
La soglia di prelievo che non dovrebbe essere superata è di 10.000 euro in un mese (anche se frazionata). Il motivo è semplice: il funzionario di banca è obbligato a chiedere al correntista le ragioni del prelievo. Qualora il dipendente dovesse sospettare qualcosa, la banca è tenuta a passare l’informazione all’Unità di informazione finanziaria (la Uif), la quale, dopo le dovute valutazioni, può decidere di di informare la Procura della Repubblica.
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